A PIEDI NUDI


A piedi nudi
sento la terra,
la sabbia,
l’acqua del fiume,
i sassi,
l’aria,
le piume.

A piedi nudi
affondo le dita
per assorbire la forza,
per “sentire”
l’odore,
il peso,
il pudore,
le membra,

viscere di tempesta,
matrici di stento,
radici di sicurezza,
strumenti di sostento,
aiuto,
rettitudine,
saluto fiero e riconoscimento,
corrisposto e benvenuto.

Voce che dice,
declama,
non dice,
acclama felice
e a volte, indíce,
declina,
fa da bisettrice
in un trafugar di sensi

e poi sublima
in un finire maestoso,
nell’anima di ferro
che s’incurva
e avvolge il fiore
in un aspetto più orgoglioso.

A piedi nudi
mi ferisco
su uno scoglio che disturba,
come voci nel silenzio assorto,
quando tutto tace e sei all’ascolto
dei profumi,
dei veleni che si sciolgono,
arriva all’improvviso
la sirena che si accende,
ti violenta,
ti sorprende la sua luce
e ti offende quell’alterno vaneggiare
che se un uomo sta per annegare,
un altro, ancora peggio,
non sa come guarire.

Un cane,
un abbaiare;
un bambino,
un suo gridare;
un genitore,
un educare,
un non saper come guidare
un inutile passare,
guardare e commentare
e non saper come ascoltare,
aspettare,
tollerare
un sentimento e il suo cambiare.


agostino guarino ©

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