CIÒ CHE LA PENNA SCRIVE


Ciò che la penna scrive
è frutto di sangue che scorre.
non di pensieri. non di ragione
né di inchiostro né di colore.

Quello che vuole il sole,
l’amore, il vento, il tremore,
l’ombra, il buio, il riflesso,
l’amplesso di un errore;

gli angoli di un televisore,
dell’antenna di un trasmettitore;
le onde luminose di un sensore…

Le virgole offese cadono ad una ad una…
a volte, restano sospese per un filo,
come il filo stesso,
quando entra per la prima volta nella cruna.

Quietanze in bianco,
logiche irrisolte…
misteri dell’incanto,
verità sepolte,
spasimi di vita
o eternità di morte,

maniche di una maglia scucita e ricucita
sulle braccia di un uomo forte
che tiene ancora stretto in pugno
il cordone che lo lega alla vita,
come un giovinetto il suo pallone colorato
e mette il grugno
se uno scoppio esagerato lo disintegra:
esplosione!

Bagliore senza fumo,
fragore senza segno:
una riga di paura.
Quasi che il sapere già
che abbiamo tra le mani qualcosa che non dura;

qualcosa che si sciupa, si rovina,
come il sole la mattina,
come la pioggia sulla brina,
come un guanto, una cintura,

un ombrello da lasciare senz’accorgersi lì, in posa;
in qualche angolo nascosto,
in qualche piccola censura
in cui era stato già riposto
su imperfetta dettatura,
più cadente di un discorso senza senso.

Tutto ciò che scorre dietro il fumo di un incenso.
Tutto il vuoto intraprendente che c’è dietro.
Tutto quanto,
tranne che sul vetro.


agostino guarino ©

pubblicato nel periodico web Acta Diurna 2009

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