UN DRINK MAL DIGERITO


Per un drink mal digerito,
stanotte non ho dormito
e mezzo rimbambito,
mi sono rivestito
e ancora raggrinzito,
ho preso su le gambe
e sono uscito.

Per strada m’incammino
nel tiepido mattino
sognando un cappuccino
e qualche pasticcino,
ma incappo in un destino
davvero malandrino
che insiste repentino.

I bar ancora chiusi
agli occhi miei confusi
e penso a questi abusi,
ai dolci e ai tè reclusi
insieme ad altri infusi
e aromi più diffusi
e intorno pochi intrusi

che intreccio nel vagare
virando verso il mare,
e passo ad elencare
figure a me un po’ rare:
spazzini rassettare,
ometti li a pescare,
podisti sgambettare,
pedoni dialogare,

cani scodinzolare,
furgoni scaricare,
baristi nel daffare,
turisti disertare.

Soltanto alcuni tipi
dai passi molto arditi
e cappelli un po’sgualciti,
arrivano farciti
di sdraio, ombrelli e viti,
per nulla infastiditi
dal peso e dai vestiti,

per prendere quel posto
che sotto ferragosto,
se non arrivi presto,
sei fuori dal contesto

e allora lesto lesto,
con tutto l’armamento,
persino controvento
procedi con l’innesto:

un buco nella sabbia
a trapanare rabbia
e fissare l’ombrellone,
distendere la sdraio,
magari il tavolino
e poi a mezzogiorno
bisogna rincasare
perché c’è da pranzare

e dopo il sonnellino,
al povero vicino,
che cosa raccontare?
Di un altro bagno al mare?

Lasciamo pure stare,
non amo gareggiare
per stare in prima fila
sul bagnasciuga a riva.
Se posso stare al sole
mi cerco un angolino
lontano dalla mischia,
distante dal casino.

Non sono mica il primo
che nell’isolamento
si sente più contento,
perché con il silenzio
si ascoltano i rumori
e i sapori che uno ha dentro.


agostino guarino ©

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