VIAGGIO


Sto sorvolando la pianura di Lombardia,
tra bagliori di sonno e sopori di sole,
in un viaggio-“binario” per me inusuale.

Disabituato a vicinanze umane occasionali.
Disabituato a fermate obbligate,
a soste prolungate;
sempre preso a fare presto,
abituato a tutto il resto;

più consono a gestire le distanze da un volante,
da comandante;
a preferire traiettorie scriteriate, non rodate,
anche euforiche e eccitanti al mio gusto non comune.

Me, solitario e silenzioso,
altri fin troppo loquaci
e incauti nell’essere liberi:

suoni elettronici,
espressioni domestiche ed enfatiche.
Mal d’orecchi, ai più discreti ed obsoleti…

Volti d’Oriente, nordafricani, arabici,
non come il caffè,
ma d’altri aromi, magari meno graditi.

Stazione dopo stazione,
si modificano i tratti erbosi:
prima distesi, spaziosi,
di aironi cenerini e gabbiani esiliati in riserve di rifiuti,
affaccendati a fare spesa;

oppure affiorano situazioni,
ricordi viaggiati di gioventù,
espressioni, odori, esperienze, vibrazioni…

Ultima sosta e poi si scende.
Tetti e curve amiche mi riabbracciano.
Qualche cupola si alza a controllare risvegli.

Un avviso precede di poco l’arrivo.
Un cenno di saluto sullo sparire di voci.
Altri passi combinati al mio seguono la banchina.

Torno a tutto il resto,
abituato a fare presto.


agostino guarino ©

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