PASSO DELLE RADICI


È una salita che all’improvviso stringe
e senz’avviso sbianca,
s’incurva, arringa e inturtuosisce i fianchi
e fervida e mai doma ancora spinge,

incalza in uno scivolio di foglie e nevi
di lungaggini apparentemente brevi,
che non sciolgono le ansie di uno spasimo
d’arrivo prossimo, di biasimo,
di presa per la gola,
di pericolo o malora.

Quel che di inarrivabile e insicuro,
qualcosa che vuol dire all’immaturo:
«non osare proseguire»
e -povero- invertire

invece che applaudire per l’ardore
e la speranza di riuscita
e il suo fragore che colpisce
alla virata successiva,
quando la paura lentamente defluiva,

trasformandosi di merito e pazienza
in conforto e compiacenza
e positiva sensazione
dall’essere imprudente e un po’ coglione

al diventare buono e responsabile,
consapevole e fuor tutto che improbabile,
capace a controllare il suono arcano
di un versante già toscano

nella macchia fredda e silenziosa
di foresta assai preziosa
di ramato, bianco e rosso,
scapigliato manto incognito e stregato

come tutto, in ogni cosa da esplorare
e impossibile d’acchito giudicare.


agostino guarino ©

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