DE PROFUNDIS

“Fuoco” (2025)

Chicchi d’uva, grappoli, foglie, ma non di vite,
mani di pittura, trapani, lavori, giostre infinite,
cornici, avanspettacoli, storie poco riuscite,
imprese insospettabili, come l’assenza di cellulite.

Continuano, interminabili, a rovesciarsi come impazzite
coltelli, lame implacabili, a ravvivare vecchie ferite
e arrivano da tutti gli angoli, da tutti i piani di un grattacielo,
richieste sia di miracoli sia di pompieri a stendere un velo.

De profundis clamamus ad te Domine.

E immagini, echi di cronache, frasi scontate, senza pietà:
dovere per una stampa, per qualche virgola di verità
ed aquile e foche monache, orsi che migrano nelle città.
Sui mari d’olio, neri di folaghe, solo gli squali hanno libertà

e fondi e celebrazioni, marce e bandiere, donne e violenza,
per i diritti, per le generazioni, per la ricerca …di un po’ di decenza
e arrivano dolori ai fianchi, ai nostri corpi poco reattivi.
Le cure ci fanno stanchi. Anche i dottori sono abusivi.

De profundis clamamus ad te Domine.


agostino guarino ©

track 11 dell’album “Fuoco” di Agostino Celti (2025)

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