Mi spavento di jazz,
m’impasticco di jazz,
mi addormento con te,
col sottofondo di jazz.
Questo pezzo di jazz
non è fatto per me.
Oggi vengo da te,
altro da fare non c’è.
Chiudi quella porta, mi disturbano i rumori,
l’abbaiare di quei cani e quelle voci là di fuori.
Lo spartito è qui sospeso tra le luci e la tastiera,
vorrei fare qualche cosa per cambiare l’atmosfera.
Si potrebbe escogitare qualche magico espediente
per frenare l’euforia di tutta questa brava gente.
Penso che due note potrebbero servire.
L’unica mia dote: è per questo che si vive,
ma tutti aspettano il jazz
e tutti sanno cos’è,
ma io non parlo di jazz
e se mi chiedi perché,
ti dico: è andata così
che io passavo di lì
ed ho sentito una musica
che faceva così.
ma quello che ricordo non ha molta rilevanza,
sta di fatto che da allora io ne ho preso la distanza
e la musica che sento ha tutto un altro movimento
che al mio cuore è più gradito, anche senza controtempo
come gli accordi di jazz,
o i telefilm di Star Trek
e tu non eri con me
e non ricordo perché.
Testimonianze di jazz (tanti miti del jazz)
sono passate da qui, (son passati da qui)
a pochi passi da me
e non sapere chi è.
Ma che cos’è questa musica
che tutti vogliono atonica,
altri persino sinfonica.
A me mi piace così.
agostino guarino ©
