Sveglio,
con questa testa imbambolata sul soffitto,
in questo buio di un silenzio crocifisso.
Penso a qualcosa di misterioso,
a qualche cosa di invadente e di noioso
che mi tiene sveglio,
quando il mio corpo avrebbe voglia di dormire,
ma la mia testa invece non sa cosa dire:
troppi trucchi da capire. Impossibile reagire.
Troppe cose da finire ed alte noie difficili da dire,
e allora in piedi
per vedere se qualcosa lì si accende,
dietro questa coltre buia; se qualcosa mi sorprende:
una nebbia mattutina o una ruggine di brina,
una voglia soffocata in questa scatola abitata
un bisogno di star bene in un momento maledetto
che ci tiene tutti dentro in questo carcere protetto,
in questa libertà bugiarda, in questa verità beffarda,
in questo attimo che non so quando passerà.
Sveglio,
con questa faccia che sa ancora un po’ di letto,
mi guardo intorno, mi sistemo e mi rivesto
e intanto il cane del mio vicino
brucia in un attimo i colori del mattino
in questo giorno poco serio,
che ha poca voglia di regali e di carezze
quando gli umori hanno bisogno di certezze,
di momenti senza fine, di lavori da finire,
di toccarsi e di sentire ed altre cose che ti possono stupire
e allora in piedi
per vedere se qualcosa lì si accende,
dietro questa faccia scura, se qualcosa mi sorprende:
una foglia ancora verde in quest’aurora che si perde,
una chitarra abbandonata ad una voce un po’ legata
a quel bisogno di star bene in un momento maledetto
che ci ha messo tutti dentro in questo carcere protetto,
in questa libertà bugiarda, in questa verità beffarda,
in questo attimo
e resto in piedi per vedere se qualcosa lì si accende,
dietro questa faccia scura,
se qualcosa mi sorprende:
il bisogno di star bene in un momento maledetto
che ci ha messo tutti dentro in questo carcere protetto,
in questa libertà bugiarda, in questa verità beffarda,
in questo attimo
che non so quando passerà.
agostino guarino ©
