L’ARGOMENTO


Si dice e si ripensa di parlare di una cosa:
un oggetto, una persona, un’idea anche un po’ golosa;
si accende una parabola che parte da un accento
e si finisce addosso all’argomento.

Si parla, si discute, senza perdere di vista
quell’angolo di cute che è ripreso dal regista
né pollice né mignolo, ma un indice d’ascolto.
Quel dito che, di solito, fa il pubblico più colto.

Si sparla e si raggira, si accusa o si perdona,
si appoggia e si ritira, la scusa è sempre buona,
si fa di un’erba un fascio, si fa la resistenza,
si manda a catafascio soprattutto la pazienza,
si accende una parabola che parte da un accento
e si finisce addosso all’argomento.

Parlare uno sull’altro, com’essere al mercato:
si offrono patate a costo ribassato,
le verze e le cipolle non vanno fuori prezzo,
soltanto le mia palle si gonfiano al disprezzo!

Gridare senza freno, facendo baraccone,
attira l’attenzione più di un colpo di cannone.
e intanto c’è chi paga con tessere dorate
migliaia di milioni per grandissime cazzate.

Spettacoli e riviste, indagini e interviste
montate e ripetute, rallentate ed impreviste.
La nuova riedizione dell’ultima versione
non è che un minestrone riscaldato in un bidone.
Si inventano parabole innescate da un accento
e si finisce addosso all’argomento.

e ancora si continua: sul numero serale
si torna disquisire sul fatto e sul giornale.
Mi chiedo solamente, in questa baraonda,
che cosa sta accadendo, che succede fuori onda,

non si capisce niente, parole su parole,
chi parla, chi starnuta, chi racconta delle sóle,
programmi per adulti per tirare su il canale,
si annaspa tra gli insulti, dal Senato al Quirinale!

Propongo una rivolta e senza aggiungere parola,
mi piacerebbe farlo anche per una volta sola.
Al posto di esaltare quell’indice d’ascolto,
alzare il dito medio in modo alquanto disinvolto
e poi finire su divano in qualche mini appartamento,
e finalmente dare un senso all’argomento.


agostino guarino ©

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