L’USIGNOLO


Uscire la sera
in alta montagna,
la notte fa un po’ paura,
ma è al neve che regna.

Parlare lontano,
alzare di più la voce.
Non sente nessuno,
forse qualche pernice.

E sotto dite, se guardi giù,
ritrovi il tuo mondo così com’è;
le dieci di sera o poco più,
la gente ed il caos che sempre c’è.

Luci dalle case viola,
luci dai riflettori.
Questa città da sola
si ritrova nei rumori.
Fragile canta l’usignolo,
fragile come la neve
che si depone al suolo
e come acqua poi si beve.

Uscire la sera
in centro città,
la notte non fa paura.
Lo sanno anche qua.

Non puoi più parlare
e tanto meno, alzare la voce.
Non puoi disturbare
tutto ciò che l’aria dice.

E sopra di te, se guardi su,
immagini il mondo qui da noi.
La libertà non costa più,
respirare aria ancora meno poi.
E se la mattina mi sentirai
il tuo sonno felice passerà,
perciò qualche volta, appena puoi,
molla tutto un momento e vieni qua.

Luci dalle case viola,
luci dai riflettori.
Questa città da sola
si ritrova nei rumori.
Fragile canta l’usignolo
fragile come la neve
che si depone al suolo
e come acqua poi si beve.

E se la mattina mi sentirai
il tuo sonno felice passerà,
perciò qualche volta, appena puoi,
molla tutto un momento e vieni.

Luci dalle case viola,
luci dai riflettori.
Questa città da sola
si ritrova nei rumori.
Fragile salta l’usignolo,
fragile via dalla mente
e si distende in volo
verso i corsi d’acqua dell’Oriente.


agostino guarino ©

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